S.Barnaba - Amici di S.Barnaba

Vai ai contenuti

Menu principale:

S.Barnaba

Associazione

Cenni storici
La chiesa che si può ammirare oggi, una delle più importanti della città di Mantova, è il rifacimento settecentesco di un edificio risalente all’anno 1263. Nel 1397, con la costruzione dell’adiacente convento, la chiesa fu affidata ai Servi di Maria, (Ordine dei Serviti) da Francesco I Gonzaga. La chiesa fu ristrutturata e ricostruita in parte, tra il 1716 e 1760, con la facciata realizzata su progetto del Bibiena. Nel corso dei lavori fu ritrovata, ma poi dispersa la tomba di Giulio Romano, che si trovava in San Barnaba fin dal 1546. Del periodo gotico è rimasto parte del chiostro del convento che fu soppresso con i decreti napoleonici del 1797. La sua struttura fu utilizzata prima come ospedale, poi come abitazione di religiosi, e all'inizio del 1900, in parte demolita per far posto al carcere della città. L'interno della chiesa è a navata unica, con tre cappelle laterali e una profonda abside. Vi sono custodite importanti opere d’arte, tra cui la Via Crucis attribuita al Bazzani, le tele di Lorenzo Costa il Giovane, del Bonsignori, del Pagni, del Maganza, del Malpizzi e del Ruggeri. Gli ambienti in cui è la cappella invernale, in fondo al primo porticato del chiostro, corrispondono alla sala capitolare ed alla sagrestia dell'antico convento dei Servi di Maria; recentemente sono stati portati alla luce oranati a fresco del XVI sec. Nella cappella è pala d'altare un dipinto del primo XVI secolo, Madonna con Bambino, attribuito al Bonsignori. L'interno è stato restaurato nel 2009.



La Fontana
La chiesa dedicata a San Barnaba apostolo, primo vescovo di Milano, si affaccia sulla piccola Piazza Bazzani, all'incrocio tra via G. Chiassi e via C. Poma. Nella piazzetta campeggia una fontana barocca sovrastata da un putto, dispensatrice di conforto ai viandanti sin dagli inizi del '900. Ristoro essenziale fornito anche alle più recenti generazioni degli Amici di San Barnaba, che già dai tardi anni ’50 si sono cimentate in estenuanti gare di “bocia e spana” sulla sassosa piazzetta, con biglie di terracotta prima e di vetro poi, segno inequivocabile insieme alla vespa, di lenta ma costante crescita del benessere! Ristoro vitale anche per i molteplici protagonisti delle gloriose partite di calcio estive, futuri militanti dell’Ardita, disputate sul polveroso cortile del chiostro interno, parte integrante dell’oratorio e loro meta quotidiana, a dispetto delle canicolari arsure pomeridiane. Il chiostro, o ciò che ne resta, delimita il cortile su due lati contigui. Il suo colonnato è testimone di epiche gare “ciclistiche” disputate con gli storici quercin, su percorsi tracciati col gesso, dove Binda, Magni, Bartali, Coppi e molti altri campioni hanno, a loro insaputa, macinato chilometri a forza di cric. I rimanenti due lati del cortile sono invece delimitati da una muraglia, sormontata da una rete metallica, improvvida e pur vana barriera di contenimento dei palloni alti, i quali spesso però, tra lo sconforto generale dei calciatori in erba, la travalicano, rovinando nel confinante orto, per terminare poi in pasto alla roncola del proprietario fu Bellotti, spirito tormentato, egli stesso vessato dagli spiriti della notte, cantato poi da Giovanni Piubello.





 
Torna ai contenuti | Torna al menu